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La transizione casa-RSA è un evento delicato per una persona fragile come un anziano e rischia, se non gestito correttamente, di impattare negativamente sulla sfera psicologica (nello specifico a livello motivazionale) dell’individuo in maniera sovradimensionata rispetto al suo reale peso. La casa rappresenta quell’insieme di vissuti psicologici e di ricordi che hanno caratterizzato la vita del futuro ospite della RSA.

Per questo motivo è fondamentale la presenza dello psicologo all’interno della struttura, in aggiunta alla equipe multidisciplinare composta dal medico, assistente sociale, infermiere e personale operativo, che dall’inizio prenderà in carico l’inserimento del nuovo ospite, lavorando anche a stretto contatto con la famiglia del paziente. Nonostante i diversi processi di pensiero, i sentimenti e le modalità di reazione/di proiezione dell’ospite, che possono variare a seconda della singola esperienza e del caso specifico personale, possiamo provare a sintetizzare l’inserimento dell’ospite al momento dell’ingresso in struttura in 5 diverse fasi:

1. IMPATTO INIZIALE: al momento del primo incontro in struttura, il paziente viene colto da un primo sentimento di AMBIVALENZA. Infatti, l’ospite rimane piacevolmente colpito da diversi elementi (l’estetica della struttura, la professionalità e gentilezza del personale) che gli faranno percepire di essere in un luogo che fornisce accudimento e protezione (una sorta di Base Sicura per rifarci alla Teoria dell’Attaccamento dello studioso John Bowlby). Al tempo stesso, L’ospite oltre ad ACCETTARE la struttura, vive un vero e proprio momento di RIFIUTO poiché, tale cambiamento, potrebbe rappresentare una destabilizzazione della propria routine familiare che si è costruito in questi anni. Non dimentichiamo che, la creazione della routine e la ripetitività dei comportamenti, rappresentano per l’anziano una vera e propria modalità di autoconforto, di rassicurazione. Inoltre, molto ospiti manifestano un atteggiamento esitante all’inizio poiché trasferendosi dalla loro casa, temono di perdere e di lasciare una parte del proprio Sè fatta di ricordi, esperienze familiari e momenti di crescita personale. (Tale modalità rappresenta una identificazione della casa con i propri affetti ed i propri vissuti psicologici);

2. COSTRUZIONE DELL’ ALLEANZA CON L’OSPITE. Il percorso di inserimento inizia dal primo contatto con la persona e prosegue con colloqui e con progetti costruiti “ad hoc” che saranno attivati all’interno della struttura. La compliance (alleanza) tra struttura, ospite e famiglia è un lento e delicato lavoro fatto di relazione e comunicazione. Tale rapporto deve essere costruito passo dopo passo, “step by step” tenendo conto di un rapporto di fiducia professionale e di collaborazione da parte dei parenti del familiare che affidano il loro caro alle cure della struttura. Tutto questo permetterà una maggior comprensione della componente psicologica ma soprattutto umana della persona e, grazie ad un approccio multiterapeutico e multidisciplinare del lavoro di equipe, permetterà una speciale attenzione all’ospite sia della componente medica che della componente psicologica-umana;

3. PRESA DI COSCIENZA DELLA PROPRIA CONDIZIONE PSICOFISICA E RELAZIONALE. Altro punto estremamente delicato e difficile da affrontare. L’ospite comincia a prendere coscienza di come la propria mente e il proprio corpo, abbiano subito dei cambiamenti rispetto al passato e necessitino di cure adeguate con personale formato e qualificato. Tale procedimento cognitivo avviene, il più delle volte, dopo qualche mese. In questa fase l’ospite si scontra con la realtà e comincia a prendere consapevolezza che la scelta di vivere presso la struttura offre una qualità di vita superiore e adeguata per il proprio stato di salute. Proseguono i colloqui individuali e in alcuni casi, compatibilmente con lo stato psicofisico dell’ospite da un punto di vista cognitivo, si possono svolgere tecniche di rilassamento che possono diminuire lo stato di ansia nel paziente. L’ospite, inoltre, comincia lentamente a prendere contatto con i professionisti della struttura (medico, psicologo, infermiere, educatore, animatore, fisioterapista, OSS, assistente sociale) con i quali arriverà a creare una rete professionale che soddisferà le esigenze e i bisogni legati alla sfera medica, psicologica e assistenziale/di accudimento. Tale rete di professionisti risponde all’Approccio Multiterapeutico e multidimensionale sopra descritto che saprà comprendere l’ospite a 360 gradi in ogni sua complessa sfaccettatura;

4. ACCETTAZIONE DELLA PROPRIA CONDIZIONE PSICOFISICA. Premesso che questo punto rappresenta un vero e proprio traguardo, l’ospite dopo essersi abituato alla vita di struttura comincia a realizzare e ad accettare le due dimensioni principali dell’essere umano ovvero il proprio corpo (condizione fisica) e la propria psychè (condizione psicologica). L’ospite, dopo aver preso in considerazione diverse volte pensieri ricorrenti sull’ipotesi di aiuto/di supporto, si convince definitivamente di questo cambiamento e accetta le cure fornite dai professionisti della RSA. Inoltre partecipa con atteggiamento maggiormente propositivo alle varie iniziative ed attività proposte dalla struttura, segno di buon inserimento all’interno del contesto;

5. DEFINITIVO INSERIMENTO PSICOLOGICO ALL’INTERNO DELLA STRUTTURA. L’anziano inizia a sentirsi parte integrante della struttura, non più come OSPITE ma come PERSONA accudita e protetta in un luogo familiare. L’RSA viene identificata come scrigno che custodisce la seconda parte della vita del soggetto. La prima parte esperenziale dell’ospite, come accennato sopra, custodita dalla casa d’origine e la seconda parte affidata alla “seconda casa”. Quando l’ospite arriva a questa ultima fase, identificherà la struttura come luogo dove vivere la parte finale della propria esistenza fatta di esperienze, attività e scambi comunicativi con gli altri ospiti della struttura e il personale medico-sanitario con i quali avrà creato un vero e proprio legame umano (e non solo professionale). L’ospite parteciperà con entusiasmo alle varie attività e lo vivrà non solo come un modo per “occupare il tempo” ma come un momento di vera e propria condivisione da un punto di vista interpersonale e intrapersonale (in quanto l’incontro con l’altro, cambierà positivamente lo stato emotivo dell’ospite). Ecco quindi che la struttura diventerà un vero e proprio contenitore emotivo dove l’ospite/persona potrà liberamente esprimersi e realizzarsi appieno.