Green Park

I due nuclei specializzati per i disturbi comportamentali della demenza all’interno della Residenze Green Park stanno andando rapidamente a saturazione. Indubbiamente si tratta di una risposta ad un bisogno molto sentito dal territorio, che si sta trasformando in realtà grazie al Gruppo Mantova Salus ed agli anni di esperienza sul campo del prof. Andrea Fabbo, medico geriatra e direttore della UOC Disturbi Cognitivi e Demenze della AUSL di Modena. E’ lui il professionista scelto per disegnare l’accoglienza e la gestione degli ospiti con demenze, con risultati molto positivi già dai primi mesi. La strategia utilizzata è semplice, almeno a parole: “Mantenere l’autonomia della persona. In altre strutture questi pazienti considerati “problematici” vengono sedati e sono spesso contenuti a letto o in poltrona, per evitare che siano pericolosi per se stessi e per gli altri. Così facendo in poco tempo diventano disabili. Qui a Green Park indaghiamo quale sia il malessere della persona, perché quasi sempre dietro ad un disturbo di comportamento si cela un problema di altro tipo: se ad esempio una persona con demenza prova dolore non riesce ad esprimerlo correttamente; curandolo per il dolore, evitiamo la sedazione e lo riportiamo alla calma”. Rendere operativo questo modello è molto complesso: “L’equipe si prende in carico il benessere della persona. Questo non si adatta al lavoro da “catena di montaggio” che si trova nelle tradizionali Rsa, con una giornata tipo impostata con orari precisi, sia per gli ospiti che per gli operatori. Ecco che quindi il personale deve fare uno sforzo in più: pazienza se devo interrompere il rifacimento dei letti per calmare un paziente agitato. Oppure se un paziente vuole dormire fino a tardi, lo lascio riposare. Sembra banale ma l’impatto organizzativo è notevole”. Grande importanza per il funzionamento di questo metodo è anche la collaborazione attiva di tutti gli operatori: “Se una terapia funziona per un paziente, non è detto che sia giusta per un altro, ma di questo posso accorgermene rapidamente solo se ho la massima attenzione delle Oss e delle infermiere che passano più tempo con l’ospite”.

Per offrire libertà, anche di movimento, è necessario tuttavia disporre di ambienti concepiti per la massima sicurezza dell’ospite: “E’ il caso delle Residenze, in cui stanze, ambienti comuni e giardino sono sicuri, oltre che belli e confortevoli. Ad esempio il giardino è ideale per coloro che soffrono di “wandering” (vagare), perché completamente visibile all’occhio dell’operatore, anche dall’interno della struttura.

Infine, una definizione concertata delle attività: “Anche in questo, è la struttura che si adegua all’ospite, e non viceversa. Le attività non sono standardizzate, ma personalizzate a seconda della storia della persona. C’è chi apprezza cucinare, chi trova giovamento nelle attività manuali come l’orto o il cucito, e chi in quelle artistiche come la pittura. Una volta scoperta la passione di ogni ospite, la si asseconda”.

In tutto questo, l’obiettivo non è semplicemente quello di “tenerli in vita”, ma di tentare una “riabilitazione”, almeno nei pazienti più giovani, dopo aver curato la parte comportamentale. 

 

Andrea Fabbo è professore a contratto in Psicogeriatria presso la Scuola di Terapia Occupazionale dell'Università di Modena e Reggio Emilia, in Psicologia dell'invecchiamento presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna e Tutor della scuola di specializzazione in Geriatria dell'Università di Modena e Reggio Emilia. È presidente della sezione emiliano-romagnola della Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP).Ha una esperienza ventennale sia di tipo clinico nell'ambito della psicogeriatria sia di tipo gestionale per l'organizzazione dei servizi dedicati con particolare riferimento a quelli territoriali (cure primarie). Autore di varie pubblicazioni di interesse psicogeriatrico, svolge le sue ricerche in ambito degli interventi psicosociali per la cura delle demenze (stimolazione multisensoriale, terapia occupazionale, caregivers, ambienti).